VITTORIO CONTRADA


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Rassegna critica

Critica

HANNO SCRITTO E PARLATO DELLA SUA PITTURA:
E. Bossiello; Nello Caporale; Vittorio Amedeo Caravaglios; Maria Centro; Graziella Cerbella; Mario De Sarno; Salvatore di Bartolomeo; Angelo Di Giacomo; Tobia D'Onofrio; Roberto Maria Ferrari; Albino Froldi; Libero Galdo; Tina Galgano De Lerma; Bruno Gallo; Ugo Gambuli; Bruno Lucrezi; Ines Lupone; Ercole Malasomma; Enzo Manzoni; Lina Petrella; Ada Sibilio Murolo; Maurizio Sibilio; Giovanna Tarantino; A. Schettino; Max Vajro; Alfredo Villanti; Cristiana La Capria, Marina Salvadore, Domenico Raio, Angelo Calabrese ...

RASSEGNA CRITICA

1976
"Contenuti" Luglio - Ottobre 1976
"Se sei una donna, davanti alle opere di Vittorio Contrada ti sentirai aggredita, scoperta nelle tue paure più segrete, vedrai oggettivati, fotografati certi stati d'animo che, credevi, conoscessi solo tu.
Colpita a questo modo, quindi, reagisci, vuoi colpire a tua volta: cercherai in ogni modo di capire cosa ha tanto ferito lui, fino a fargli ferire te… Nelle tele di Vittorio Contrada v'è molto della tecnica psicanalitica, violenta sferzante, degli espressionisti. Il suo discorso è denso di elettricità, che però non si risolve in una esplosione, che pur sarebbe liberatrice: l'angoscia costante è nelle tinte tenui, necessariamente monotone, che, pur non spezzando mai l'unità della composizione, lasciano all'urlo, alla sferzata, allo scoppio, intatta la loro violenza."

Giovanna Tarantino

1977
"la Testata", Marzo 1977
"Quando si è di fronte ad un artista come Vittorio Contrada bisogna subito sgombrare il campo da classificazioni stereotipe e anguste etichettature in quanto la personale caratterizzazione della sua pittura non consente di inquadrarlo in una ben delineata corrente pittorica. Se infatti si potrebbe prima facie discorrere di "espressionismo astratto", ad un'analisi più approfondita ci si rende conto che i punti di contatto che la sua pittura presenta con tale movimento derivano non da una concreta adesione ai principi e ai canoni da esso postulati, bensì dalla coscienza di uomo moderno del Contrada che vuole essere al passo coi tempi ed in sincronia con il ritmo della vita di cui è acuto osservatore.
La pittura di Vittorio Contrada, in netta opposizione al fenomeno-piaga dei barboilleurs des toiles, testimonia con chiara evidenza la esigenza, sempre più avvertita, di un ritorno all'arte intesa come fine di una ricerca interiore e non come mezzo di personale affermazione. Esigenza di essere vicino alle cose, di penetrare la costante vitalità dell'essere che spinge l'A. spessissimo ad interessarsi di figure in cui, con sincero e spontaneo vigore artistico, riesce a cogliere - cavandolo dal fondo - quel profondo senso di inquietudine e di pathos che dona a quei volti l'avvincente racconto di sogni e delusioni, di speranze e trepidazioni.
S'accosta, dunque, il Contrada alla realtà non per riproporla intatta ma per liberarla dalle manicheistiche sovrastrutture della tradizione sottoponendola ad una continua trasfigurazione emotiva di cui "i suoi volti" finiscono ineluttabilmente simboli e ineffabili testimoni.
Tutto ciò attraverso una pennellata nervosa e spezzata che gode soprattutto di rara incisività e di graffiante penetrazione e che finisce per eccitare e caricare quel valore emblematico delle sue figure donando loro un significato nuovo non stralciato, anzi fedele alla realtà di cui costituiscono viva presenza. Un linguaggio quello della sua pittura che documenta il sincero impegno e la feconda creatività che questo artista trasfonde nelle sue opere; opere che se pur nella loro individualità costituiscono nel loro insieme la continuità di un discorso che il Contrada ha instaurato con il suo tempo e che sono certo continuerà a portare avanti nel rispetto del sovrano impegno assunto con sé stesso: spontaneità come condizione inderogabile alla validità stessa dell'opera d'arte. Il Contrada …. è dunque artista nato alla Pittura per sincera vocazione e, piace rilevarlo, per scelta libera e cosciente."
A.M.

Presentazione Catalogo della personale al Maschio Angioino, Napoli 13/16-04-1977
"Vittorio Contrada, pittoricamente, è alunno di Vittorio Contrada: questa la nota primaria ed evidente che traspare dalla sua arte. Quindi, scuola "autodidattica" la sua, ma non per questo scuola "minore", perché l'autodidattica del nostro artista si alimenta anche, e riccamente, di esperienze altrui, ma tutte filtrate attraverso quello che io definirei il "pittoricismo personale" di Vittorio Contrada, pittoricismo tutto intento alla ricerca di effetti e di interpretazioni attraverso la potenza suggestiva dei colori e delle immagini, ma con una tecnica non comune, anzi connaturata e propria del pittore.
Dopo l'originalità, difatti, è proprio la tecnica pittorica di Vittorio Contrada che colpisce lo spettatore: tecnica dalla pennellata sicura, espressiva, spesso coraggiosa. Una tecnica, cioè che non ammette ripensamenti, non consente pentimenti e che pretende che l'artista sappia precisamente quello che sta per dire…
Vittorio Contrada, in virtù della sua pennellata ampia e sempre ardita, pennellata che spesso è colore e disegno allo stesso tempo, deve veder "prima" quello che sta per dipingere; e se per dannata ipotesi, il suo momento di grazia non gli ha consentito questa visione in anteprima lui preferisce tornare alla tela tutta bianca per ripetere, con rinnovato ardore, la sua ansia di esprimere, l'esprimibile e l'inesprimibile senza pastoie e senza remore alla impaziente spatola.
Ma, dentro la "forma", quale è il "contenuto" della pittura dell'artista? Contrada predilige i grandi formati, quasi che l'aiutino a contenere, ed esprimere le ampie concezioni, le tesi e i temi della sua pittura: temi tutti soffusi di umanità e socialità, ed illuminati da una morale non bacchettona; una morale libera come è libero l'artista…"

Vittorio Amedeo Caravaglios


1978
"Corriere del Commercio", 28 Gennaio 1978
"Vittorio Contrada, che in qualità di autodidatta è tranquillamente autonomo, potrebbe essere considerato un espressionista dei nostri giorni. Dell'espressionismo storico ha la tensione drammatica del colore e la tematica etico - sociale, in maniera più esasperata e perentoria.
Osservando le sue opere, si ha l'impressione di un uomo che, con i suoi mezzi artistici, voglia condurre una strenua battaglia contro le macroscopiche storture di una società classista, settarie e reazionaria." …
"Dal suo osservatorio di testimone attento e partecipe egli pensa, vede ogni cosa e soffre più di quanto soffrano gli altri, perché in lui si assommano le sofferenze di tutti. Vede le vittime crocifisse al loro assurdo e beffardo destino, spesso accettato fatalisticamente come una inalienabile tradizione umana, e , con amore fraterno, vuole aiutarle a riscattarsi dal loro servaggio, a non accettare più passivamente la parte di succubi, a sentirsi artefici del proprio diverso ed indipendente ruolo sociale ed umano. Da testimone sofferto si trasforma in gladiatore impavido e gagliardo. Non propone soluzioni semplicistiche: egli spinge tutti al gran rifiuto.
Nel cavallo con calesse senza guidatore, esprime la ribellione che suggerisce all'umanità in catene: il cavallo è il popolo che non deve più essere uno strumento docile nelle mani di chi lo sfrutta e considera un semplice animale; ebbro per la conquistata libertà s'impenna prima di prendere il largo.
Questo dipinto è la bandiera del pittore e dell'uomo Contrada.
Il traguardo che egli assegna all'uomo è ambizioso: la eliminazione di tutti i gioghi del potere: dalla cultura più spicciola ed elementare fino al conformismo di una società che si regge sui riti e sui dogmi delle parrocchie e conventicole d'ogni colore e latitudine, fino alla libertà dai nostri stessi vizi, dei quali siamo schiavi volenti o nolenti. Il tutto non per mero moralismo, ma perché vi sia una società ordinata e giusta, degna di essere definita umana, dove il Cristianesimo non sia una retorica e una carnevalata."…
"Ed ecco nascere una pittura intrisa di patemi, apprensioni, anatemi come un coro di antica tragedia classica e tuttavia moderna, attuale. I titoli sono esplicativi al riguardo: la droga, la miseria, la morte, il giudice stanco, il condannato, etc.
La pittura di Contrada, pervasa di tanta passione e preoccupazione per l'avvenire del genere umano, non poteva concretizzarsi che in forma nuova e di facile lettura, atta a farsi ricevere consentaneamente.
Compaiono sulla tela spatola e pennello che afferrano il colore, lo stendono, lo riducono in poltiglia, in brandelli, lo investono con un moto vorticoso, incessante,. Questa massa cromatica analizzata nelle sue componenti sembra preludere un salto verso l'astrazione formale, lasciando intatti i contenuti.
Non si nota la presenza di tradizionali intermediari, con i quali gli artisti da sempre si travagliano: l'abbozzo, il disegno, la linea. Tutto è nella mente del pittore, come Minerva nel cervello di Giove. Un riporto programmato sulla tela sarebbe diminuzione della libertà dell'operatore.
L'idea diventa dunque messaggio aperto, diretto. Le impetuose spatolate e pennellate di verdi, rosa e celesti irrompono, si inseguono, si sovrappongono. Sono colori dolci, tenui, in contrasto con la drammaticità corale della composizione e l'afflato delle campiture ora ampie ed ora anguste, calcate da filamenti neri, incisi come solchi. Non vi sono problemi luministici, prospettici, atmosferici, almeno secondo schemi tradizionali. È il colore stesso che, diventando luce, sopprime chiaroscuro, volume, plasticità, restituendo all'immagine una sua purezza interiore."

Libero Galdo


Presentazione Catalogo della personale alle Terme di Agnano, Napoli 4/11-02-1978
"…Ho visto e vedo (per lo più costrettovi a forza) tante mostre e tanti quadri e pittori, che ormai scatta subito in me la diffidenza, tanto mi sono abituato a sorprese orrende. Pare che vi siano più pittori che ai tempi d'oro della Scuola di Posillipo o del tardo ottocentismo napoletano: tutti dipingono e fanno mostre e ricevono premi. I quadri di VITTORIO CONTRADA sono fatti - anzitutto - di pittura: sembra una osservazione ovvia ma non lo è. Contrada impianta le figure nello spazio con forza, vi spalma il colore a strisce in un acceso cromatismo, ed inventa soggetti come "Il giudice è stanco" di assoluta originalità creativa. Personaggi e uomini, belle donne e scene allegoriche ed allusive, sono veri quadri, cioè solidi, sono piacevoli (come si usa dire) ma espressivi, significativi, nessuno è inutile o gratuito.
È una autentica sorpresa per chi si è annoiato delle solite cose, dei dilettantismi patetici o ridicoli per la superbia che li sostiene. E tutti mi vogliono regalare quadri, che riesco a rifiutare con ogni scusa: anche quella, a volte di abitare in una barca e quindi di non avere pareti…
Ma confesso che sarò felice quando CONTRADA … si deciderà a darmene uno: che conserverò con piacere, guardandolo ogni giorno. Cosa si può dire di più?"

Max Vajro


"Rinascita Letteraria", Giugno 1978
"…Sotto il profilo tecnico la pittura di Contrada ha una inconfondibile peculiarità: sembra quasi che l'artista voglia esprimersi al di fuori e al di sopra di ogni impaccio materiale; sembra quasi che la pennellata voglia proiettarsi nello spazio, eliminando tele e cavalletti; dipingere nel vuoto. Ecco perché Contrada predilige i grandi formati, le ampie dimensioni e le ampie pennellate: è un artista che vuole spazio come se parlasse ad alta voce; spazio e luce; un artista che tratta i colori come luce, e i colori sono luce!"…

Vittorio Amedeo Caravaglios


2009
Presentazione Catalogo della personale al Circolo degli Artisti Athena Club, Giugliano Napoli 5/11-01-2009
Immagini di Passione
Grande esperienza osservare i quadri di Contrada. Eppure devo dire che non conosco la storia dell'arte né le varie tecniche pittoriche di ieri e di oggi. Ma frequento le immagini, sia quelle cinematografiche sia quelle letterarie e, ancora di più, quelle psicologiche. Intitolo le mie considerazioni sulla pittura di Contrada usando il termine immagine che è caro sia alla letteratura, sia al cinema sia alla scienza psicologica, perché è proprio a questi tre ambiti di sapere che vorrei ricondurre il mio modo di leggere i quadri di Contrada. Il termine immagine sta nel cinema per "figura", "inquadratura", ciò che sta di fronte alla macchina da presa; in psicologia il termine riconduce allo "schema mentale", alla raffigurazione che la psiche si fa di ciò che percepiamo, di ciò che pensiamo e di ciò che immaginiamo (da cui imago, immaginario, sogno) e in letteratura l'immagine è una "figura retorica", ossia una forma e un contenuto verbali che evocano figure, scene visivamente ed emotivamente significative. Ecco, sul piano iconico, psicologico e retorico, chi contempla i quadri di Contrada va incontro a immagini di passione. Perché le emozioni pure, le nudità dell'anima e i paesaggi della carne si affacciano dai suoi quadri ai nostri occhi.
Ora, se l'immagine figurativa è di per sé più immediata dell'immagine verbale, nel lavoro di Contrada questa dimensione emotiva che si staglia all'orizzonte del sentire di chi osserva è raddoppiata perché l'autore traspone su tela quanto urge del suo genio creativo proprio con questo scopo: la mia pittura cade sempre sul dato umano, perché i miei occhi guardano il mondo con interesse emozionale, perché secondo me, non basta capire, bisogna sentire.
Più di una volta Contrada ha sostenuto che nell'arte si raccontano i "no" della vita, non i "sì". Vale a dire che l'artista è tale perché capace di esprimere una mancanza, di nominare una assenza. La psicoanalisi ci insegna che è solo con dei no che si dà all'infante la possibilità di imparare a colmare il vuoto d'amore, inventando, creando da sé ciò che non gli è stato dato: troppe carezze, troppo sostegno, troppa presenza toglie l'opportunità di imparare a stare solo e a creare. Ed è un po' questo che accade al nostro artista: stare da solo per potere esprimere i no, gli inciampi, le vendette e le prove cui ci sottopone l'esistenza. La gioia, la felicità - che pure hanno diritto di essere celebrate - indicano, tuttavia, una condizione di pienezza che non vuole altro che se stessa. Viceversa sono i mali, i dolori che chiedono di essere manifestati per stimolare la ricerca, continua e incessante, di qualcos'altro. Per Contrada il qualcos'altro è l'amore, di per sé insaziabile.
Ora, sono le passioni, i sottili meandri del pensiero, del sogno, della speranza, dell'afflizione, della depressione, della rabbia, della seduzione a entrare in scena nei suoi quadri. Le figure che ne parlano sono talvolta paesaggi naturali, ogni tanto figure di uomo, Cristo in particolare, spesso figure femminili. Questi temi sono i light motiv della cerca d'altrove di Vittorio Contrada. Ritornano nelle sue ultimissime opere: belle, dolorosamente vivaci, tremendamente vivide. Perché ora le immagini si nutrono di colori densi, brillanti e lampeggianti che sembrano saggiamente ricordare che il bello della vita è riconoscere anche il suo brutto. E l'uno e l'altra si affermano con forza e calore in questi nuovi lavori. Mi soffermo sulle dominanza di titoli che rimandano a condizioni esistenziali: "Sottomissione", "Sensualità", "Pudore", "Meditazione" che della donna hanno il corpo. Molta della creatività di Contrada è avvinghiata al corpo femminile. Alle sue luci ed ombre. Quindi, mi chiedo: le immagini esibiscono nudi di donne o donne messe a nudo? E ancora: le donne vengono ritratte di frequente perché l'autore le sente molto vicine o molto lontane da sé? Le immagini sollevano sapienti domande, non risposte. Ecco perché gli occhi vibrano nello scrutare le figure di Contrada dove si trova il robusto ripetersi di colori intensi e vividi a cui si innestano, come nervi, le fragilità della passione umana. Lavoro impressionante il suo. E ammaliante. Senza dubbio.

Cristiana La Capria



Catalogo mostra personale al Circolo degli Artisti Athena Club, Giugliano Napoli 5/11-01-2009
L'espressionista, Vittorio Contrada, comunica con impetuoso vigore la propria visione delle cose e i suoi stati d'animo mediante il colore steso in lunghe pennellate ondulate, le quali suggeriscono il fluire del pensiero e delle emozioni. I soggetti delle sue opere, lungi dall'essere semplici riproduzioni del reale, si caricano di profondi significati allegorici, il che manifesta il dono dell'artista di saper vedere senza servirsi della percezione ottica, poiché dotato di capacità d'introspezione e di auscultazione interiore, ossia in grado di rappresentare la realtà mediante le passioni che essa suscita. Attraverso la violenza cromatica, scaturita dalla stesura dei colori sulla tela senza alcuna mescolanza, fino alla più totale autonomia, e la fluidificazione delle forme, le opere travolgono lo spettatore immergendolo nella personale esperienza emozionale del pittore. In un momento in cui troppo spesso si abusa del termine "artista", Contrada è uno dei pochi animi moderni che incarna pienamente tale definizione, conferendole la dignità originaria.

Maria Grazia Arcese


Catalogo mostra personale al Circolo degli Artisti Athena Club, Giugliano Napoli 5/11-01-2009
L'artista Vittorio Contrada, espressionista, comunica le sue emozioni, le sue sensazioni e l' intensità di esse adoperando linee incisive, pennellate d' impeto e di ampio respiro, colori accesi e decisi in apparente contrasto, ma in realtà del tutto armonici tra loro, che rivelano in pieno la sua personalità.
Aggredendo la tela, deforma la figura senza allontanarsene e, coadiuvato dall' uso dell' acrilico, reso denso e compatto, pone la figura in rilievo, quasi a volerla staccare dal suo supporto originario.
Contrada nelle sue opere, cariche di richiami psicologici, nel realizzare nudi femminili , suo tema dominante ("La solitudine", "La sensualità", "Sottomissione", "Il pudore", "Donna al sole", "L'ammaliatrice"), o immagini maschili ("Il Cristo", "La sofferenza", "Il vecchio povero", "Il fraticello") o, ad esempio, nei "Cavalli", è comunque sempre alla ricerca spasmodica di una miglior rappresentazione di un qualcosa di inafferrabile, ma che percepisce dentro di sé.
Osservando i singoli dipinti dell' artista, si può notare come magistralmente riesca a rappresentare nell' insieme dei colori vivaci, delle pennellate - quasi "spatolate"- e nelle linee decise, il concetto stesso di energia.
L' energia : ecco il filo conduttore delle sue opere.

Angela Feluca


Presentazione mostra personale al Circolo degli Artisti Athena Club , Giugliano Napoli 5/11-01-2009
Credetemi, è davvero compito arduo essere la madrina di questa "personale" di Vittorio Contrada. Vorrei avere una riserva di polverina magica da aspergergli sul capo con fatato tocco, per essergli davvero di buon auspicio… no! non mi riferisco alle sue quotazioni sul mercato dell'Arte - Vittorio non è un mercante - o alla qualità delle sue affermazioni future in contesti di respiro internazionale; mi riferisco all'Uomo, all'Artista in prima persona che oggi ritorna, dopo lunga assenza, a calcare da protagonista il proscenio, riproponendosi ai suoi antichi e nuovi estimatori con la sua leonina chioma ormai incanutita ma direttamente proporzionale all'esperienza intima delle poche gioie e dei troppi dolori della Vita, della sua Leggenda personale. Dai suoi grandi successi artistici degli anni '70 e per scarsi quattro lustri, benché riservato… quasi timido, Vittorio si affacciò alla mondanità di rito che è strumentale all'affermazione degli Artisti emergenti, spronato da illustri critici. Coltivò effervescenti successi personali senza mai adagiarsi sugli allori, mai crogiolandosi all'abbaglio della vanità, mai cedendo ad un pur minimo narcisismo… Vittorio Contrada continuava umilmente ad interrogarsi, a ricercare in se stesso i simboli universali, i codici segreti, le formule alchemiche, gli spiriti elementali, le forme psichiche, i colori delle profondità umane… per comunicare generosamente con il prossimo, in piena solidarietà, per rendere comprensibile a chiunque e oltremodo partecipativa la comune condivisione del Destino umano. Soprattutto, di quegli eroi muti e anonimi del quotidiano vivere, invisibili agli occhi dei frettolosi e dei rampanti, s'era fatto appassionato messaggero… Poi… poi, anche il suo rassicurante "laboratorio introspettivo" fu investito da qualche terremoto del Destino: esperienze dolorose di vita vissuta lo videro inerme e stupito, seduto sul suo sgabello davanti una tela squarciata dal vento di tempesta… ancora stringeva un pennello ed una spatola tra le dita. Schiaffeggiato dalla burrasca, si ritirò dal mondo delle mostre e dei lustrini ed oggi, dopo tanto tempo, sgrezzate le spigolosità, addolcito dalla consapevolezza, pacificato nella saggezza di quell'eraclitiano "Panta rei os potamòs", con una luce nuova negli occhi ritorna in pubblico, ancora sotto la lente dei critici, ancora tra i vecchi amici che pure gli ispirarono delle opere… e dei nuovi che osserva attentamente ma meno severamente di un tempo, pronti a popolare di nuovi sembianti il suo grande libro illustrato della Vita. Attraverso questa corposa proposta di opere della sua "personale" del terzo millennio, si dilegua senza malinconia il ricordo del "primo" Contrada quasi monocromatico, che prediligeva i colori freddi, il buio - come asserirono i suoi primi estimatori, confinandolo forzatamente in una corrente espressionista - per guadagnare, poi, nei primi anni '80 colori più tenui, fino al bianco totale… ed anche lì, i critici si sforzarono di trovargli una collocazione ma furono costretti ad ammettere, finalmente, che "Contrada è alunno di se stesso"; vale a dire che il miglior giudizio critico su di un artista è lasciato, come dovrebbe essere, alle suggestioni del profano che ammira le opere d'arte e non ai mercanti d'arte. Contrada è sempre stato un caso intrigante per i critici, attratti dalle sue tele, stupiti da tanta energia nei tratti ampi di spatola o nei colpi di certe pennellate fiondate verso l'infinito; soprattutto, li strabiliava l'assenza di bozzetto, di disegno… Vittorio, come in una trance lucida riesce a vedere il quadro che dipingerà, prima di preparare la tela e di impastare i colori: un vero esercizio di metafisica… o, forse, un piccolo miracolo della Natura, quando nella natura si è totalmente immersi… Non puoi chiedere a Vittorio di dipingerti un soggetto; ti dipinge uno stato d'animo, un'intera parabola di vita, un mondo di sentimenti in tutte le sfumature, sia che si tratti di un cavallo rampante, di un nudo di donna, della gatta di casa o della Luna; il cavallo, la donna, la gatta e la Luna Vittorio te li propone investiti dell'aura dei loro angelici Deva creatori e dei fumi dei Dèmoni della Terra di Mezzo che li vogliono affranti! E' tutto un gioco di luci che plasma le forme psichiche ovvero il Pensiero-Visione di Contrada; luce che affiora persino dai cromatismi più scuri, ora - per esempio, il blu, il marrone, il grigio - quasi come uno spicchio di sole o un pugno di sale quindi la luce e la saggezza della sua nuova dimensione egli le abbia mirabilmente dosate e sfarinate su quella tela che la tempesta squarciò e che miracolosamente il suo angelo Maria ha pazientemente riparato in un lungo lavoro da Penelope, per dargli un'altra possibilità, per far sbocciare infine come un fiore a nuova primavera un sorriso sul volto del suo papà!
Buona rinnovata primavera, Vittorio Contrada!

Marina Salvadore

2010
Arte e vita nella pittura di Vittorio Contrada
I tratti distintivi della pittura di Vittorio Contrada abbracciano tre diversi aspetti, che, nelle loro molteplici combinazioni, realizzano e caratterizzano la produzione più recente dell'artista: il segno, il colore, la dimensione.
La traccia cromatica di Contrada si rileva per l'ampia e sinuosa spatolata, attraverso la quale ogni singola tonalità del pigmento è evidenziata nello stacco con la tonalità contigua in un sapiente esercizio tecnico-segnico che assicura all'opera assoluto dinamismo. Sul piano del colore, la pittura di Vittorio Contrada si contraddistingue per la sua ridotta gamma cromatica, di sovente si tratta di tricromie, in altri casi di quadricromie. Ad una perfetta armonia di fondo, che si estende, creando consonanze parallele, anche ai singoli passaggi tonali nelle più impercettibili differenze di grado, fa da contraltare l'inserimento di tonalità del tutto estranee all'insieme con l'effetto di creare tensione interna e di accrescere il carattere dinamico dell'opera. Le notevoli dimensioni di molte delle opere maggiormente rappresentative della pittura di Contrada rispondono ad una precisa concezione, da parte dell'autore, per la quale l'arte deve innanzitutto esprimere un senso della libertà tale da riflettersi nella sua stessa manifestazione tangibile. Percepito come ineluttabile vincolo alle potenzialità espressive dell'arte, l'artista, in un estremo atto liberatorio, dilata le misure più convenzionali del supporto pittorico per consentire alla figura di fuoriuscirne fino a dominare lo spazio espositivo dell'opera. Sul piano dei contenuti, l'opera di Vittorio Contrada presenta una rilevante matrice sociale, a tratti anche esistenzialistica, che coglie l'uomo nella sua cruda sofferenza materiale e morale realizzando, ad un più elevato livello esegetico, un interessante raffronto tra l'umano percorso di vita e il percorso d'artista. Vita ed arte sembrano interagire in una osmosi nella quale le esperienze dell'una si riflettono nell'altra e viceversa fino a fondersi in un'unica essenza perché non può esservi arte se non c'è vita, e non può esservi vita se non c'è arte, sebbene si presenti sempre aperto l'interrogativo sul senso più profondo dell'umana esistenza, quando resta un'incognita ciò che attende l'uomo al termine del suo irto percorso terreno. L'idea di una sostanziale similitudine tra vita ed arte, nella pittura di Vittorio Contrada si allarga fino a coinvolgere, in maniera del tutto spontanea, anche la figura femminile che si rivela soggetto preminente, in particolar modo nelle sue opere più maestose. Se la donna è artista per natura perché tutto crea compreso l'artista che la raffigura, tra l'artista e la donna si realizza una competizione che vede il primo emulare, attraverso l'artificio pittorico, quanto la donna crea per sua propria natura.
La metafora diventa ancor più confacente se si riconosce che il rapporto tra l'artista e la propria opera può essere considerato di tipo filiale, anche per le fasi che precedono la genitura e per le implicazioni emotive ad esse collegate. La speciale trilogia di Contrada si completa con la natura stessa quale oggetto di raffigurazione, insieme, estetico e simbolico, teso ad evocare la capacità creativa dell'artista e quella procreativa della donna, consentendo nel contempo all'artista di esprimersi al meglio anche sotto il profilo stilistico. L'affinità tra donna e natura è evidenziata, sul piano iconografico, specie in quelle opere nelle quali il pittore cala la figura femminile in un contesto naturale, anche cosmico, mentre sotto l'aspetto cromatico altri lavori, che pure vedono la donna protagonista, richiamano direttamente gli elementi naturali della terra e del fuoco. Resta tuttavia da notare come nella rappresentazione di scenari naturali l'artista utilizzi anche colori del tutto innaturali evitando di inserire quelle tonalità o quelle luminescenze che potrebbero spezzare l'equilibrio compositivo dell'opera, come invece avviene in alcuni dipinti di significato sociale. La natura sembrerebbe preservata dall'intrusione di ogni elemento estraneo per esaltarne le virtù purificatrici e rigeneratrici.

Domenico Raio

2012
Catologo della mostra, Esserci e Appartenerci.
Sein da questa all'altre riva. Felice Cervino Editore
… Contrada nell’attualità della sua arte spazia tra i tumulti del cuore, troppo esperto del dolore, e degli idilli dell’anima; la sua arte consiste tra mente e cuore, ciò che erge dai suoi tracciati cromatici non è mai solo vita ritrovata a ritroso nella memoria o ansia, anche vita tranquilla nel presente in transito.
La giostra dei sensi e dei pensieri propone tutto in termini di continuità nelle accensioni percettive di sensazioni proliferanti. Eppure tutto emerge e s’estende dall’intuizione di un modo d’essere di un soggetto, un paziente indagato nella sua singolare e inimitabile scrittura visiva, che denuncia ed esige l’attenzione di quel preciso istante dell’accadimento epifanico. Gli antefatti e gli esiti sono presagio, e memoria nel colore, nella sostanza fluida degli spessori cromatici che d’improvviso hanno pausa senza preannuncio. Di qui il senso della musica, della naturale sensibilità, dell’impatto con la storia nel farsi esito. So solo che quest’arte essenziale e complessa, l’ossimoro e d’obbligo, mi ha degnato di un dialogo e mi ha illuminato.
Al culmine di ogni storia, alla svolta epocale che coincide con il punto di non ritorno, la spirale aperta della vita s’inventa una nuova preistoria. Dovremo fare i conti con quella, scegliendo comunque d’esserci ed appartenerci. Saranno sempre le preesistenze a verificarci nel mistero di un Progetto che giammai s’azzera.

Angelo Calabrese

2014

Catologo della mostra, La via della Catarsi
Il processo catartico è coinvolgente e mira ad un unico obiettivo: la liberazione. Liberarsi da tutto ciò che appesantisce, ammalandola, l'esistenza umana. Ovvio che è unpercorso che, inconsapevole o consapevole, non può prescindere dalla vita stessa di chi lo intraprende. Per un artista è più semplice. Egli ha gli strumenti più idonei per realizzare tratteggi di purificazione. Con i colori e le forme si può arrivare a snellire e a rendere quasi vano l'intervento del cervello bombardato da immagini e bisogni ridondanti, si può alleggerire l'anima dall'inutile pattume che la rende grave ed affaticata. I contenuti si rivelano così interamente, illuminati dall'essenzialità della loro stessa natura. Contrada ha raggiunto ormai questo elevato grado di consapevolezza e maturità artistica. Egli nella Via della catarsi compie un cammino di purificazione, ritornando all'elemento naturale come chiave della porta al confine tra la terra e il cielo. Anche il suo codice di femminilizzazione qui si è trasformato, per meglio dire trasfigurato in un'ascesa sempre catartica ma senza più sofferenza. In realtà c'è una totale accettazione del bene e del male...

Antonella Fabbricatore

2017
Catologo della mostra,
Andare oltre
La tecnologia silenziosa, impalpabile, ingannevole, tossica, ci fa riflettere sul senso delle cose perché generatrice di nuove preoccupazioni e incertezze. Venuti meno i predatori naturali della realtà-illusione, sogno, passione, follia, artificio, l'analisi delle esperienze quotidiane è complicata dalle innumerevoli percezioni sensoriali, a cui siamo sottoposti da parte di un sistema che sviluppa incessanti comunicazioni diversificate in forme e codici. Ecco perché i lavori del Maestro Vittorio Contrada, si presentano come "frammenti" di una società che brucia all'istante ciò che crea. Attraverso le sue opere, l'artista nato a Tripoli, classe 1937, propone "un viaggio esistenziale" con circa 100 opere, per riuscire a rovesciare le cose, distoglierne la consuetudine, decostruire la rappresentabilità, per interrogarsi su temi di palpitante attualità come l'emigrazione, il vagare dei popoli, la dignità, i valori, la natura violentata, la scienza incontrollata, il malessere dell'uomo contemporaneo, i diritti dell'uomo, compresi quelli di continuare a sognare. Le opere alternano armonie e dissonanze componendosi nella riserva dell'impossibile da un lato, e come naturale prosieguo metalinguistico, che dilata il tempo traducendosi in una proiezione ragionata di verità interiori, da un altro. Autodidatta da sempre appassionato di pittura, della sua infanzia ha conservato i colori della terra africana. In ogni sua opera, infatti, il visitatore è rapito da cromatismi accesi, a volte incandescenti, carichi di fattura pittorica, che, attraverso luci e ombre, riescono a raccontare della natura in tutto il suo splendore attraverso un profondo spirito di osservazione ed uno spiccato senso artistico.
Le sue opere indagano a volte il silenzio dei corpi femminili, la straordinaria suggestione del sacro, reso con colori materici, evocando il legame saldo e sempre aperto con la rappresentazione di quell'antico inquieto e ambiguo destino che la maternità rappresenta per tutte le donne madri e non. L'immagine si ribella a se stessa e agisce come forza purificatrice e catartica: una dimensione in cui l'artista è egli stesso generatore di una nuova visione del reale. Tutto il lavoro, intende far riflettere sulla condizione dell'uomo contemporaneo costretto all'incomunicabilità, al disagio del vivere in un mondo nel quale apparire e mostrarsi è ormai diventato l'impegno più comune.
Leit-motiv di tutta la mostra, la figura femminile, essenza e messaggera di vita, icona dell'ambiguità, del disordine e della bellezza, archetipo anche dell'irrazionalità e della sregolatezza umana; immersa in tante faccende del quotidiano, concepita dall'artista per riflettere sulle nostre radici, memorie, tracce, sentimenti ed emozioni con tutte le implicazioni filosofiche che i temi trattati comportano: soprattutto quello relativo alla condizione della donna nei secoli. Una sorta di promemoria dedicato alla femminilità e alla storia per non dimenticare il passato, trattenere nel presente e conservare per il futuro le sue parti meno esplorate, più silenziose, ma non per questo meno significative.

Daniela Ricci




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