VITTORIO CONTRADA


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Profilo biografico dell'artista

Biografia Biography

Vittorio Contrada nasce a Tripoli in Libia nel 1937, da sempre appassionato di pittura, all'età di venticinque anni inizia a frequentare diversi atelier di artisti campani e a collezionare dipinti di Radames Toma, Asturi, Placido ed altri. Pittore autodidatta, Contrada comincia a dipingere spinto dall'urgente necessità di esprimere le proprie emozioni attraverso il mezzo pittorico, vivendo l'attività artistica come un'esperienza intima e personale. Solo alla metà degli anni '70, sollecitato da più persone, comincia ad esporre al pubblico le sue opere. Dal 1975 al 1980, durante un lustro di febbrile attività, Contrada partecipa a numerosissime rassegne d'arte contemporanea e a varie mostre, fino a diventare uno dei pittori emergenti più attivi nel panorama artistico napoletano di quegli anni. Tra le personali napoletane dell'artista sono da citare almeno due mostre, per le quali riscuote un notevole successo di pubblico e critica: l'esposizione del 1977 al Maschio Angioino, dove la sua opera è presentata dal critico Bruno Lucrezi, e quella del 1978 alle Terme di Agnano con la presentazione del critico Vittorio Amedeo Caravaglios. Inoltre, tra le numerose rassegne alle quali partecipa, dove spesso è premiato, segnaliamo: la I Biennale di Pittura al Chiostro di Santa Chiara; la IX e la X Biennale di Arte Sacra al Santuario del Buon Consiglio in Santa Maria La Bruna e la V Grande Biennale Internazionale d'Arte "Il Galeone d'Oro" all'Hotel Royal di Napoli. In mostra permanente, sempre negli stessi anni, espone opere presso le gallerie La Barcaccia di Napoli e L'Erica di Baia Domitia. Nel 1981 è inserito nella prima edizione del catalogo "Il Mercato Artistico Italiano 1900", Torino, Edizioni Sistina. Pittore essenzialmente figurativo, Contrada sfugge a facili definizioni, il suo è un linguaggio pittorico carico di vitalità istintiva, la sua pittura viscerale si sostanzia di un colore materico, denso, quasi plastico che crea e sconvolge la forma. I soggetti trattati dall'artista scaturiscono da una profonda analisi introspettiva, volti e corpi mettono in scena problematiche quali l'eterno conflitto uomo-donna. L'analisi psicologica dei soggetti e la rappresentazione del nudo, del corpo femminile, ma anche di quello maschile, caratterizzano la sua pittura; quasi un realismo esistenziale che si spinge nelle pieghe più profonde del sentire umano, fino alla rappresentazione del disagio, della follia, per poi allargarsi a più ampie tematiche sociali. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, il dolore individuale lascia il passo alla rappresentazione di una sofferenza collettiva, profondamente percepita e partecipata dall'artista, il quale più volte ha affermato che non basta capire, bisogna prima sentire per poi comprendere a fondo ciò che abbiamo inizialmente recepito a livello emozionale. Alla fine degli anni Ottanta, Contrada, dopo aver svolto un'intensa attività come pittore "a tempo pieno", piegato dalle avversità della vita, abbandona "la scena", tornando alla dimensione privata della pittura, che aveva caratterizzato l'inizio del suo percorso artistico. Pur senza più esporre, continua in solitudine la sua ricerca artistica, rivolgendo la sua attenzione anche ad altre tecniche artistiche come la pittura a gran fuoco e alla sperimentazione di materiali diversi come la creta. In seguito alla perdita della figlia Maria, giovane pittrice, crea un circolo artistico, l'Athena Club, dove organizza mostre ed eventi per artisti e poeti esordienti. Nel 2010 Contrada torna ad esporre al pubblico napoletano le sue opere con una mostra personale all'Athena Club e in mostra permanente presso la Galleria Ganò, nel 2011 partecipa ad una collettiva a Castel dell'Ovo, dove l'anno successivo si presenta nuovamente al pubblico con un'importante personale "Esserci e appartenersi", curata dal critico Angelo Calabrese e, nel 2014, viene infine allestita, presso il circolo artistico Athena Club, l'ultima esposizione personale dell'artista, "La via della catarsi".

Vittorio Contrada was born in Tripoli, Lybia in 1937. He was passionate about painting from an early age. At 25 he began frequenting various Campanian art studios, collecting selected works of Radames Toma, Asturi, Placido and others. A self-taught painter, Contrada began his artistic journey driven by his need to express his emotions through painting, which was for him a deeply intimate, personal experience. In the mid 1970's, encouraged by a number of admirers, he began to exhibit his work. From 1975 to 1980, five years of intense productivity, the artist participated in numerous reviews of contemporary art as well as public exhibitions, which made him one of most active rising painters of the Neapolitan artistic scene of that period. Of the many exhibitions of the artist's work two in particular merit special mention for having achieved significant public and critical success: the 1977 exhibition at the Maschio Angioino, where his work was presented by the noted art critic Bruno Lucrezi; and the 1978 exhibition at Le Terme di Agnano presented by the critic Vittorio Amadeo Caravaglios. Moreover, among the numerous reviews in which he took part, where he was frequently honoured, the following should be noted: The First Bienniale di Pittura al chiostro di Santa Chiara; the Ninth and Tenth Biennale di Arte Sacra al Santuario del Buon Consiglio in Santa Maria La Bruna and the Fifth Grande Biennale Internazionale d'Arte “Il Galeone d'Oro” at the Hotel Royal of Naples. During this period his work was on permanent display at the La Barcaccia galleries of Naples and the L'Erica of Baia Domitia. In 1981 his name was included in the first edition of the catalogue “Il Mercato Artistico Italiano 1900”, Turin, Edizione Sistina. Essentially a figurative painter, Contrada defies conventional categorisation. His is a pictorial language full of an instinctive vitality; his visceral images are executed in dense, thick, almost plasticized colours that simultaneously create and disrupt the form. His subjects emerge from a profound introspection, faces and bodies exploring complexities and problems such as the eternal conflict between man and woman. The psychological analysis of his subjects, the nude representation of the female body, as well as the male, define his painting, producing an almost existential realism that reaches the deepest recesses of human feeling, giving form to alienation, distress, madness, before finally advancing to broader social themes. Between the end of the 1970's and the early 80's, individual pain gives way to the representation of a collective suffering, as this is personally and deeply perceived and experienced by the artist. He asserts that mere understanding is insufficient. We must first feel in order to comprehend deeply what we've experienced. The close of the 1980's marked the end of an intensive period of total dedication after which the artist, burdened with personal cares, withdrew from the public art scene, returning to the private focus on painting which had caracterized the beginning of his artistic journey. Although no longer exhibiting his work, he continued his artistic studies in isolation, turning his attention to alternative techniques like ancient high temperature glass painting, and experimenting with different materials such as clay. After the tragic death of his youngest daughter Maria, a promising painter in her own right, he created an artistic circle, The Athena Club, where he organized expositions of the work of rising young artists and poets. In 2010 after a profound personal crisis, Contrada returned to the Neapolitan art scene with a public showing of his work at the Athena Club as well as in a permanent display set up in the Galleria Ganò. In 2011 his work was shown as part of an exhibit at the Castel dell'Ovo, where the following year a solo exhibition of his work called “Esserci e Appartenersi” was held, curated by art critic Angelo Calabrese. In 2014, the artist's final solo exhibition, “La via della catarsi”, was staged at the Athena Club.

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